Carenza di vitamina D: cosa si rischia?

    Carenza di vitamina D: cosa si rischia?

    Lo stile di vita che conduciamo, quanto tempo passiamo chiusi in casa invece che all’aria aperta, può influire in modo significativo sui livelli di vitamina D. L’importante è non sottovalutare gli effetti negativi legati alla sua carenza. Innanzitutto è importante accorgersi dei sintomi, per non ignorarli prima che si verifichino ripercussioni anche gravi sulla nostra salute.

    Carenza vitamina D: sintomi

    Uno dei primi segnali d’allarme potrebbe riguardare lo stato delle ossa e dello scheletro, che risentono di questa carenza indebolendosi. Anche il funzionamento della tiroide può subire dei cambiamenti a causa di scarsi livelli di vitamina D. Ecco le 5 conseguenze associate a questa carenza.

     

    Carenza di vitamina D: rischio cancro

    Bassi livelli di vitamina D sembrano essere associati allo sviluppo di tumori: alcuni studi hanno dimostrato come questo nutriente sia in grado di contrastare il cancro evitando la proliferazione cellulare e inducendo l’apoptosi (morte programmata). Come riporta l’American Journal of Clinical Nutrition si legge che l’assunzione di 1100UI al giorno di vitamina D associata a 1500 mg/die di calcio determina una riduzione drastica del rischio di cancro.

    Mal di testa causata da carenza di vitamina D

    Un altro studio condotto da alcuni ricercatori Finlandesi e che ha coinvolto più di 2.500 persone, ha evidenziato una stretta relazione tra carenza di vitamina D e cefalea cronica. Le persone carenti presentavano un rischio raddoppiato di soffrire di questo disturbo. Durante lo studio sono state coinvolte più di 2.500 persone. La carenza era stata stimata con livelli al di sotto dei 50 nanomoli per litro.

    Sclerosi multipla

    La sclerosi multipla sarebbe legata alla carenza di vitamina D: un recente studio condotto dall’Harvard TH Chan School of Public Health di Boston su un campione di 3200 donne è riuscito a dimostrare come la carenza di vitamina D aumenti il rischio fino al 50% di sviluppare la malattia.